Una delle tradizioni raccontate dai nostri nonni è quella delle “pupe della Quaresima”. Un’usanza che affonda le radici nelle tradizioni popolari e religiose del Sud Italia.
Le “pupe”, spesso fatte con materiali semplici come paglia, stoffa o canne, erano bambole, che venivano appese o collocate in luoghi ben visibili a ricordare a tutti l’inizio della Quaresima, quel periodo di penitenza, che precede la Pasqua. Ogni giorno, a partire dal mercoledì delle ceneri, una parte della “pupa” veniva danneggiata o distrutta, come segno del sacrificio e del digiuno proprio di quei quaranta giorni.
Il gesto aveva un forte valore simbolico: la distruzione della “pupa” rappresentava il rifiuto delle tentazioni, in favore di una vita più semplice e riflessiva. Il culmine di questa tradizione avveniva alla fine della Quaresima, quando la pupa veniva completamente distrutta o addirittura bruciata, per segnare simbolicamente la fine della
penitenza e il ritorno alla gioia e alla speranza della Pasqua. Non solo un sacrificio personale, ma anche un gesto collettivo di purificazione.
Questa tradizione, tramandata di generazione in generazione, aveva anche un ruolo educativo per i più piccoli, che imparavano il valore del sacrificio e della rinuncia. Oggi
questa usanza non è più così estesa e conosciuta come una volta, ma in alcune località, soprattutto nelle piccole comunità del Sud, la “pupa della Quaresima” è ancora un segno concreto di come la religiosità popolare si intrecci con la vita quotidiana, mantenendo vivi quei legami con il passato, che i nostri nonni ci hanno sempre narrato con tanto affetto.
Questa consuetudine é stata viva a Trinitapoli fino agli inizi del ‘900, quando alcune donne di buona volontà preparavano artigianalmente queste “pupe”, facendo la gara a chi facesse la bambola più bella. Le pupe venivano appese sul corso principale e poi tagliate in modo che tutta la cittadinanza potesse partecipare a questo rito tra il sacro e il profano.
Articolo scritto da Francesca Frascolla e Michela Losapio, classe 2C, Liceo delle Scienze Umane, plesso Staffa, a.s. 2024/2025
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