Quando ci hanno proposto di partecipare al progetto con la comunità del Villaggio del Fanciullo di Trinitapoli, eravamo tutte un po’ spaventate e incerte. L’idea di entrare in contatto con persone con fragilità mentali ci metteva alla prova: avevamo pregiudizi, paure e soprattutto non sapevamo cosa aspettarci. Pensavamo fossero molto diversi da noi e che sarebbe stato difficile relazionarci. Ma tutto è cambiato fin dai primi incontri.
Attraverso laboratori di teatro, pittura, attività di gruppo e semplici momenti vissuti insieme, abbiamo iniziato a conoscere davvero queste persone. Dietro quelle fragilità abbiamo scoperto sensibilità, autenticità, voglia di condividere una dolcezza che spesso la società non riesce a vedere. Ci hanno insegnato che non servono grandi discorsi: a volte basta un sorriso, un gesto spontaneo o un momento condiviso per creare un legame sincero.
Ognuna di noi ha vissuto un percorso personale profondo. C’è chi ha lavorato ogni giorno con persone come Filomena, una donna capace di trasmettere gentilezza con una naturalezza disarmante. Chi, inizialmente diffidente, ha presto capito che non c’era nulla da temere, ma molto da imparare. Chi pensava fosse solo un progetto scolastico e invece ha scoperto una realtà nuova, capace di cambiare il modo di vedere il mondo. E chi, pur non avendo pregiudizi, è rimasta colpita dalla forza e dalla fragilità con cui questi ragazzi affrontano la vita ogni giorno.
Grazie a loro abbiamo imparato una lezione importantissima: la diversità non è un limite, ma un’occasione di crescita. I veri muri non sono le fragilità degli altri, ma i pregiudizi che abbiamo noi. E quando questi muri cadono, l’incontro con l’altro diventa un’esperienza che arricchisce profondamente.
Ora che il progetto “Eco e Narciso” è finito, ci rendiamo conto di quanto questa esperienza ci abbia toccate. Ci mancano i loro sorrisi sinceri, la spontaneità con cui affrontano le giornate, il modo in cui riescono a trasmettere gioia anche con piccoli gesti. Soprattutto, ci manca il senso di “casa” che si era creato: un luogo in cui nessuno si sentiva giudicato e in cui tutti potevano essere se stessi.
Abbiamo ricevuto più di quanto abbiamo dato. Loro, con la loro dolcezza, ci hanno insegnato ad ascoltare, a osservare, a guardare oltre le etichette. Ci hanno fatto capire che la vera normalità non esiste: esistono solo persone, ognuna con la propria storia, i propri dolori e il proprio valore.
Se dovessimo tornare indietro, lo rifaremmo altre cento volte.
Porteremo con noi questa esperienza come una delle più belle e significative del nostro percorso scolastico. Perché ci ha insegnato a vedere il mondo con occhi nuovi e a capire che, quando si mette da parte il giudizio, l’incontro con l’altro diventa un’opportunità di vera umanità.
Articolo scritto dalle alunne Stefania Vitto, Nicla Netti, Porcella Flavia, Francesca Bufo, Ilaria Sarcina, Denise Labianca, classe 4B del Liceo delle Scienze Umane, plesso di Trinitapoli – a.s. 2025-2026
