Autismo e neurodivergenza: un incontro che ci ha fatto crescere

Ci sono incontri scolastici che restano impressi perché riescono a lasciare qualcosa di profondo. L’evento dedicato all’autismo, presentato dalla professoressa Maria Grazia Miccoli, è stato uno di questi: un momento di ascolto, riflessione e crescita che ci ha permesso di guardare la realtà con occhi nuovi.


L’incontro ha visto la partecipazione di ospiti che, attraverso competenze ed esperienze diverse, hanno offerto contributi preziosi sul tema dell’autismo e della neurodivergenza. Sono intervenuti il dottor Cesare Porcelli, neuropsichiatra infantile; Don Vito Sardano della Parrocchia Cristo Lavoratore di Trinitapoli; Angelo Pacilli, coordinatore della terapia multisistemica in acqua; Martina Basile, caregiver familiare; e Marco Sbarra, direttore ESCOOP.
Ognuno di loro ha arricchito il dibattito con il proprio punto di vista, parlando con profondità del proprio lavoro e del proprio impegno nel promuovere inclusione e consapevolezza.

Tra tutti, ci ha colpito in modo particolare l’intervento del dottor Cesare Porcelli, che ha aperto l’incontro con una spiegazione chiara, coinvolgente e ricca di spunti sull’autismo. Attraverso il suo intervento abbiamo scoperto aspetti che spesso non si conoscono abbastanza, come il fatto che l’autismo possa manifestarsi in modo diverso nelle femmine e nei maschi. Molto interessante è stata anche la riflessione a partire da un paragone con l’emicrania, utile per comprendere come alcune percezioni sensoriali vissute dalle persone nello spettro autistico – luci, suoni e stimoli comuni – possano risultare estremamente intensi. Questo ci ha fatto riflettere su quanto spesso sia difficile immaginare davvero ciò che l’altro prova.


Particolarmente toccante è stato anche l’intervento di Martina Basile, ex alunna della professoressa Miccoli, che ci ha profondamente emozionati con la sua testimonianza. Attraverso il racconto della sua esperienza personale si è rivelata una figura di grande forza e sensibilità, diventando per molti di noi un vero esempio di vita. Ci ha colpito molto anche la scelta di utilizzare il termine neurodivergenti, una parola che invita a guardare le differenze non come limiti, ma come espressioni diverse e preziose dell’essere umano.


Questo incontro ci ha lasciato molto più di semplici informazioni: ci ha offerto consapevolezza, empatia e nuovi strumenti per comprendere la diversità. Ci ha fatto crescere, ricordandoci che inclusione significa prima di tutto ascoltare, capire e riconoscere il valore unico di ogni persona.
Portiamo a casa una certezza importante: il mondo è bello proprio perché è fatto di persone diverse, ognuna speciale così com’è.


Articolo a cura di Lory Esposto e Gaia Lo Russo – A.S. 2025/2026 – Classe 3B Liceo delle Scienze Umane

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